Ci racconta il suo percorso personale e professionale? Come è arrivato a guidare l’azienda di famiglia?
“Non sono mai stato lo studente modello con il naso sui libri, l’adrenalina dello sport mi ha sempre attratto di più! Eppure, una profonda passione per i numeri mi ha spinto a scegliere il liceo scientifico. È stato poi durante l’università e gli studi in Economia Aziendale che ho trovato un legame più concreto con la realtà e il mio interesse è cresciuto esponenzialmente.
La decisione di entrare nell’azienda di famiglia è stata quasi naturale: era una realtà già avviata ed estremamente stimolante per me. Nonostante le eccentricità di mio padre, la sua diciamo, “follia creativa”, c’erano sempre progetti accattivanti e sfide entusiasmanti. La mia tesi di laurea, in particolare, è stata una ricerca e analisi del mondo del marketing, come differenziare prodotti apparentemente banali come latte, acqua e uova attraverso le leve del marketing mix. Questo studio mi ha completamente rapito.
Da allora la mia vocazione per il marketing non ha fatto che rafforzarsi. Per me il marketing è più di una disciplina: è un elemento fondamentale e fondante del nostro progetto. Non basta avere un ottimo prodotto: è cruciale saper comunicare il suo valore. Fortunatamente in Varvello abbiamo anche il prodotto giusto, il che a volte rende la comunicazione un’impresa sorprendentemente semplice.
Qual è il valore più importante che ha voluto trasmettere alla sua azienda?
Riallacciandomi al discorso precedente, la nostra idea strategica si fonda proprio sulla creazione di valore aggiunto. Questo valore si genera in molteplici modi e, aspetto fondamentale, attraversa l’intera filiera. Non è un beneficio che si limita a noi, ma si estende anche e soprattutto ai nostri clienti. È un principio su cui non transigo: come dico sempre, dobbiamo trarne vantaggio tutti.
Fortunatamente, nonostante le sfide e le difficoltà che a volte emergono anche dall’arretratezza del mondo artigianale con cui ci confrontiamo, quando riusciamo a concretizzare questo approccio, la soddisfazione è immensa. E, cosa ancor più importante, si traduce in una grande fidelizzazione verso i nostri prodotti.
C’è stato un momento decisivo nella sua carriera che ha segnato un cambio di visione o strategia?
Potrei dire che è stato a fine 2018 quando ho assunto pienamente il controllo, non solo delle idee strategiche dell’azienda, ma dell’azienda stessa. È un cambiamento piuttosto recente. Come dico spesso, dopo due anni di pandemia e tutto ciò che ne è conseguito, stiamo finalmente iniziando a vedere la concretizzazione di ciò che avevamo in mente. Ora, più che mai, riusciamo a scaricare a terra le idee e i progetti che abbiamo portato avanti con determinazione.
Quanto conta per lei il legame con il territorio e con la tradizione molitoria italiana?
Per noi il concetto di “legame con il territorio” è un po’ riduttivo. Data la natura della nostra realtà commerciale, mi spingerei a dire che il nostro territorio è il mondo intero. La nostra missione, che ha un focus importante anche sulla salute, ha una risonanza universale e riguarda ogni Paese. Per questo stiamo costantemente cercando di allargare i nostri orizzonti a livello internazionale.
Il legame con l’Italia ovviamente è per noi cruciale. Fortunatamente operiamo nel settore del food, dove c’è un’enorme e meritata attenzione per il Made in Italy. Questo ci permette di valorizzare al meglio le nostre origini.
Tuttavia, mi preme sottolineare che la tradizione molitoria italiana è un discorso a parte. Non possiamo paragonarci a quel settore: le loro logiche operative sono profondamente diverse dalle nostre, basate su grandi volumi e margini ridotti. Fortunatamente, il nostro approccio è molto distante da questo modello.
Qual è il suo rapporto personale con il cibo e con la salute?
Ammetto di non essere un esempio perfetto in questo senso, visto che amo mangiare e bere! Per fortuna, però, siamo riusciti a creare un prodotto che ci permette di gustare i nostri lievitati – pane, pizza o dolci – in un modo che fa davvero la differenza a livello qualitativo. Così, possiamo appagare la nostra voglia di gusto, ma allo stesso tempo farci del bene. Diciamo che tutto questo mi aiuta ad avere un rapporto decisamente migliore con il cibo.
Ci può raccontare la storia dell’azienda Varvello e come si è evoluta nel tempo?
La storia dell’azienda Varvello affonda le radici nel tempo: io infatti rappresento la quinta generazione di mugnai. La nostra è sempre stata una famiglia legata alla tradizione, ma a un certo punto mio padre ha tentato un cambio di paradigma. Era un’ottima idea, purtroppo però non gestita a livello manageriale. Il percorso di differenziazione della materia prima che aveva intrapreso, e di cui ho fatto tesoro nella mia tesi, naufragò proprio per questa mancanza di gestione.
Per me, tuttavia, ha rappresentato un grande insegnamento e un’esperienza preziosa. Questo bagaglio si è poi trasferito nella nuova realtà, che da Molino Vigevano è diventata Farine Varvello. Qui la necessità ha davvero aguzzato l’ingegno, spingendoci a cercare di creare qualcosa di nuovo: così è nata Farina Intera. Grazie al nostro brevetto esclusivo sulla farina, abbiamo scritto il secondo capitolo della nostra storia e oggi è mia la responsabilità di portare avanti questo progetto ambizioso, basato su un prodotto unico, esclusivo e di altissima qualità.
Qual è la mission attuale dell’azienda e come si traduce nella vostra produzione?
La mission della nostra azienda è chiara: puntiamo a distribuire e sviluppare il prodotto Farina Intera, concentrandoci principalmente sul canale artigianale. L’obiettivo è affermare e far conoscere il nostro brand.
Come si coniugano innovazione e tradizione nel vostro lavoro quotidiano?
Questi due aspetti si coniugano perfettamente nel nostro prodotto: siamo riusciti a creare qualcosa di innovativo, pur rimanendo fedeli a un alimento estremamente tradizionale, il cui uso affonda le radici nei secoli. Abbiamo applicato modalità nuove, come quelle richieste dal mercato attuale, con il mondo dei social e dell’intelligenza artificiale.
Quali sono i mercati di riferimento oggi e quali obiettivi futuri vi siete posti?
Il mercato italiano è la nostra priorità: vogliamo consolidare la nostra posizione e sappiamo che c’è ancora un enorme potenziale da esplorare. Attualmente, sfruttiamo solo il 10-20% delle nostre capacità qui in Italia, quindi lo spazio per crescere è vastissimo. Crediamo fermamente che avere basi solide nel nostro Paese sia fondamentale per poi acquisire maggiore credibilità all’estero, valorizzando al meglio il Made in Italy.
Parallelamente, stiamo guardando con grande interesse ai mercati esteri, che rappresentano opportunità straordinarie, sotto ogni punto di vista. A volte, percepiamo una maggiore sensibilità su certi temi che ci stanno a cuore, il che rende l’espansione internazionale ancora più promettente.
