Come inizia la tua collaborazione con Varvello e cosa ti ha spinto a legarti al suo marchio?
La collaborazione con Varvello è nata in modo naturale, come nascono le cose vere. Quando provi una farina e capisci subito che ti “parla” la riconosci: costanza, pulizia, equilibrio. Mi ci sono legato perché ho ritrovato in questo marchio la stessa visione che ho io nel mio lavoro: rispetto per la materia prima, evoluzione costante e autenticità.
In cosa si differenza la farina Varvello dalle altre? Perchè ti piace usarla?
Si distingue per la stabilità e la purezza. È una farina che non ti tradisce, che ti dà sempre la stessa risposta, giorno dopo giorno. Mi piace usarla perché rispetta la mia idea di pizza: leggera, digeribile ma con carattere. Ti permette di lavorare con precisione senza mai snaturare il prodotto.
Tre aggettivi per descrivere la tua pizza.
Autentica. Sincera. Evolutiva.
È una pizza che nasce da chi sono ma che ogni giorno cresce insieme a me.
Tre aggettivi per descrivere la Farina Varvello.
Affidabile. Pulita. Viva.
Ha dentro un’anima, e quando impasti, la senti.
Quali vantaggi ti offre dal punto di vista della preparazione dell’impasto? E sulla digeribilità?
La lavorabilità è costante, regolare, non ti costringe a forzare nulla. Ti permette di ottenere un impasto leggero, arioso, con una struttura che si digerisce davvero. È una farina che lavora con te, non contro di te.
Hai dei consigli pratici per chi vuole ottenere una pizza perfetta con questa farina?
Conosci la farina, ascoltala. Non forzarla, lasciala lavorare. Ogni impasto è un dialogo: tempi, temperature e mani. La farina Varvello ti accompagna ma devi darle rispetto. Se impari ad aspettarla, ti restituisce un impasto vivo e stabile.
Hai una pizza “signature” che prepari con questa farina?
Sì, tutte. È la pizza che racchiude il mio percorso: impasto indiretto ma bilanciato, profumo di grano, pomodoro dolci, olio buono e un equilibrio che racconta la mia idea di semplicità complessa.
Cosa significa, concretamente, essere un brand ambassador oggi?
Non è solo mettere un logo accanto al tuo nome. È credere in ciò che rappresenti. Essere un tramite tra il marchio e le persone raccontando la verità del prodotto, senza filtri. Per me significa usare, studiare e migliorare insieme all’azienda ciò che porto nel mio lavoro.
Hai progetti futuri che coinvolgono questo marchio?
Sì, stiamo lavorando su un progetto che unisce formazione e territorio. Voglio raccontare la farina attraverso le mani di chi la lavora ogni giorno, mostrando che dietro un grande impasto c’è sempre una grande conoscenza.
Come vedi l’evoluzione della farina per pizza nei prossimi anni?
Più trasparenza e più identità. La farina del futuro sarà sempre più tracciabile, naturale, pulita. Ci sarà attenzione non solo alla resa tecnica ma anche al benessere e alla sostenibilità.
Che consiglio daresti a un giovane pizzaiolo che vuole scegliere le farine giuste?
Non inseguire le mode, ascolta le materie prime. Sperimenta, sbaglia, ma capisci cosa c’è dietro a ogni sacco di farina. Solo conoscendo la materia puoi creare qualcosa che ti rappresenta davvero.
Perché secondo te oggi è importante scegliere materie prime e ingredienti più sani, oltre che di qualità?
Perché la pizza è cambiata, come siamo cambiati noi. Oggi chi mangia vuole sentirsi bene, non solo sazio. Ingredienti sani e di qualità fanno la differenza nel gusto ma soprattutto nel rispetto di chi lavora e di chi mangia.
